NINO BENVENUTI
Carlos Monzòn e il successivo ritiro
Dopo aver battuto vittoriosamente Bethea, e in un match senza titolo in palio Doyle Baird, Benvenuti si apprestava a difendere per la quinta volta i suoi titoli mondiali. Come spesso è occorso nella storia della boxe, l'ente mondiale WBC e l'organizzazione mondiale WBA avevano in cima alle loro liste due pugili diversi: Benvenuti poteva quindi scegliere fra Carlos Monzòn, primo per la World Boxing Council o un secondo avversario, proposto dalla WBA, che presentava lo stesso Monzòn sesto nella propria classifica.
A causa del disaccordo fra i due enti, altri erano i pretendenti alle corone: Cordoba, Severino, Aguilar, Fernandez. Si giunse però, in beve tempo, a una mediazione: il campione poteva scegliere un qualsiasi avversario fra quelli della lista propostagli senza perdere le due cinture, a patto che il nome dello sfidante avesse un certo richiamo. Benvenuti decise di sfidare Monzòn.
All'epoca la scelta fu piuttosto controversa; l'argentino era un pugile dal buon record (67 vittorie, 3 sconfitte, 9 pareggi) ma non aveva mai messo piede fuori dalla terra natia. Era - come lo definisce Benvenuti stesso - un "oggetto misterioso", e la scelta apparve piuttosto criticabile. Gli stessi compatrioti di Monzòn non inviarono alcun giornalista al seguito del proprio portacolori e Monzòn stesso fece fatica a trovare i soldi per arrivare a Roma, sede del match. Nonostante una preparazione incoraggiante, Benvenuti, alla vigilia della sfida, evidenzia un notevole logorio fisico mentre Monzòn al peso dichiara bellicosamente "Da questo ring scenderò o vincitore o morto"
Al Paleur di Roma la dimostrazione di forza di Monzòn è evidente sin dalle prime riprese; lo sfidante pressa il portacolori italiano con colpi lunghi, diritti, favoriti anche dalla sua maggiore statura (184 centimetri a fronte di 181 dell'italiano). Con il passare delle riprese, Monzòn può mettere in mostra le proprie armi migliori: l'incredibile resistenza ai colpi (nella sua carriera, solo una volta è andato al tappeto, e per pochi secondi) e la pesantezza dei suoi colpi che affaticano Benvenuti fino all'epilogo, nella dodicesima ripresa. Benvenuti, chiuso in un angolo, non riesce a evitare un diretto destro dell'indio argentino che colpisce la mascella del campione, mandandolo al tappeto senza che questi possa rialzarsi prima dello scadere del conteggio.
È un crollo inatteso che nessuno si aspettava, ma Benvenuti può usufruire della stessa clausola contrattuale con la quale Griffith si era tutelato tre anni prima: rivincita immediata. Benvenuti si ritira in Milanello per potersi preparare adeguatamente alla rivincita, programmata a Montecarlo l'8 aprile 1971 allo Stadio Louis II. Nel mentre Benvenuti sostiene un match contro Jose Chirino: esce sconfitto dal ring ai punti. Nonostante ciò la preparazione atletica sembra essere ottima: Benvenuti si presenta sul ring in condizioni ritenute ottimali. L'incontro dura appena tre riprese: Benvenuti viene dichiarato sconfitto per lancio della spugna da parte del suo manager storico, Giorgio Amaduzzi.
Nella sua autobiografia, Benvenuti afferma che "a posteriori" la scelta fu corretta, volta a tutelare la sua salute. Nonostante la su preparazione fisica perfetta, quella mentale non le era altrettanto: spinto dalla sua stessa insolita foga, Benvenuti stava lasciandosi andare, e la punizione di Monzòn sarebbe potuta essere molto più dura del primo incontro. Pochissimi giorni dopo il match, Benvenuti decide di lasciare definitivamente il mondo della boxe.
Egli spiega che dopo una così gloriosa carriera ripartire a combattere ad un livello più basso, inferiore a quello da Campione Mondiale dei 4 anni precedenti, non è una scelta da perseguire. Si ritira così definitivamente nel Giugno 1971 e non tornerà mai più sul ring. Nel suo ruolino da professionista conta in totale novanta incontri, di cui ottantadue vittorie (35 per KO), un pareggio e sette sconfitte.