25 ottobre 2015 - La Bachicoltura

IL BACO DA SETA TORNA PROTAGONISTA

Chies e le sue montagne: la bachicolturaDomenica 25 ottobre in compagnia del dott. Alessio Saviane che lavora presso il CRA-API, l’unità di ricerca di apicoltura e bachicoltura del CREA, il più grande ente di ricerca nazionale in agraria, abbiamo scoperto antichi saperi della terra alpagota: la bachicoltura.

Partendo da un’analisi storica si è ricordato che anche in Alpago si procedeva ad allevare il baco da seta connotando anche il paesaggio con la presenza di gelsi e di cui rimangono ancora degli esemplari per esempio a Romascienz e a Sitran, località in comune di Puos d’Alpago.

La gelsicoltura infatti fondamentale per il nutrimento dei bachi, rappresentava un innesto e non uno stravolgimento nel radicato modello produttivo basato su cereali e vino. Inoltre, la manodopera richiesta era di facile reperibilità, potendo essere impiegati le donne, gli anziani e i bambini della famiglia, che non dovevano essere pagati. Il lavoro, sia pur duro, si riduceva poi a circa 30 giorni, concentrati tra aprile e giugno, periodo in cui non erano ancora iniziate le grandi fatiche agricole estive; l’allevamento del baco da seta aveva carattere familiare, integrativo del lavoro agricolo, avvantaggiato anche dalle vicine filande di Vittorio Veneto che risalgono agli inizi dell’Ottocento.

Il relatore ha poi spiegato, avvalendosi di alcune slide molto chiare e alla presenza di campioni portati direttamente da Padova, il ciclo biologico dei bachi fino ad arrivare alla produzione del pregiato filo di seta; un aspetto particolare è stata raccontato da Alessio e rappresentato da quegli impieghi non strettamente manifatturieri della seta e che hanno dell’incredibile: si fa riferimento all’utilizzo della seta per la creazione di microprotesi grazie all’alto grado di biocompatibilità e biodegradabilità oppure per la creazione di gioielli e ancora di particolari membrane per le quali si sta ancora studiando l’impiego migliore.

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